Claudia Vago (@tigella su twitter, sito internet claudiavago.me), si definisce social media curator; è attiva nel settore dell’informazione, al motto di ‘if you see something, say something (se vedi qualcosa, raccontala). Tra i suoi progetti, è stata l’artefice di ‘OccupyChicago’, missione giornalistica finanziata dal basso tramite una sottoscrizione avvenuta tra i follower del suo account, per la quale ha seguito le manifestazioni del movimento Occupy Wall Street. Per Internet Festival, è la curatrice della sezione dal titolo ‘La rete, sostantivo femminile’, che si svolgerà venerdì 11 ottobre presso il Cinema Teatro Lux, e che modera e conduce. Tra gli ospiti, la giornalista Hanay Raja, Frieda Brioschi, presidente di Wikimedia, e Maria Teresa Cometto, collaboratrice di economia e high-tech per il Corriere della sera.

Intervista di Sara Chiarello

Come nasce la giornata di approfondimento dal titolo ‘La rete, sostantivo femminile’?
Nasce perché, in questo mondo relativamente nuovo del web, volevamo interrogarci su quale sia lo spazio che le donne abbiano in rete, come riescano a ricavarselo, e se la rete rappresenti, in tema di pari opportunità lavorative, un luogo diverso rispetto al mondo reale.

E quale è la risposta, abbiamo raggiunto, almeno in rete, la tanto agognata parità dei sessi?
Purtroppo no, rete e realtà non sono separate. Nonostante la platea web sia numerosa, e ci si immagini che in rete l’identità conti meno, durante la giornata scopriremo che in rete succede quello che accade nella realtà, con il replicarsi di dinamiche che sono proprie del mondo reale. Ad esempio, può accadere, per avere un finanziamento, che il finanziatore valuti se in quanto donna sia in periodo di rimanere incinta, negandolo per paura che non si porti avanti il lavoro. Questa somiglianza tra rete e realtà non è sicuramente una buona notizia. Non porteremo buone notizie, ma è un bene riflettere e cercare di capire perchè, ed è quello che faremo al festival, cercando di analizzare le ragioni, cercando di capire come prendere decisioni che ci aiutino a superare certe dinamiche.

È un risultato che non ci saremmo aspettati. Può aiutarci a capire meglio?
Guardi, lascia stupita in primis me stessa. Chiacchierando di crowdfunding con la sociologa Ivana Pais, che sarà ospite della giornata, credevo che in rete non ci fosse sostanzialmente differenza tra un progetto da finanziare presentato da un uomo o uno presentato da una donna, essendo centrale il ruolo del progetto stesso. Invece le donne sono in percentuale minore, sia in termini di finanziatori che in termini di progetti finanziati. E lo stesso mi è successo parlando con Frieda Brioschi, presidente di Wikimedia (presente, con Ivana Pais, nel pomeriggio per l’incontro ‘Gender digital divide. Quando la frattura digitale ha un genere’). Ero convinta che le persone che partecipano alla costruzione di una enciclopedia collettiva, e quindi alla condivisione del sapere, fossero in eguale percentuale, considerando anche il fatto che, trovandosi dietro uno schermo, una donna può usare un nick neutro, se non maschile. Invece le donne hanno la tendenza a non esprimersi se non si sentono padrone dell’argomento al 100%. Se vengono guidate e accompagnate le donne partecipano, ma è un lavoro duro. Temo che sia ancora quasi tutto da fare.

E l’idea di rete come ancora di salvataggio per il futuro?
Non credo (ed è un pensiero condiviso anche da Hanay Raja, poco tecno-entusiasta ma molto realista) che la rete ci salverà. Soprattutto nel panel sul business affronteremo il fatto di come ogni volta che si parli di start up si pensi che siano la soluzione a tutti i mali. Credo che manchi spesso una riflessione sulla realtà, ad esempio quante start up sopravvivono, e in che percentuale diventano imprese. Va bene l’entusiasmo per nuove possibilità, ma ci vuole un principio di realtà, per capire quali siano i limiti. Solo così potremo iniziare realmente ad immaginare un futuro possibile.

Tra gli appuntamenti, c’è anche una conferenza attiva sul corpo virtuale delle donne. Di cosa si tratta?
Sarà una conferenza condotta da Cooperativa Giolli, con interventi di Jasmina Tešanović, Giovanna Maina, Donatella Diamanti e Maura Misiti (quest’ultima coautrice, insieme a Serena Dandini, di ‘Ferite a Morte’ sul fenomeno definito femminicidio). Parleremo di come le donne si autorappresentano in rete, di come vengono rappresentate: l’uso del corpo delle donne in rete è infatti diverso dagli altri mezzi di comunicazione. È una conferenza attiva nel senso che abbiamo coinvolto gli attori della Compagnia del Teatro dell’oppresso: interverranno dal pubblico, con alcuni quesiti, e la gente non saprà che sono attori. Sarà una provocazione che servirà a cercare di scatenare reazioni, in modo che ci siano delle azioni, che il pubblico partecipi, prenda parte e si schieri.

Claudia-Vago

Claudia Vago