di Antonio Rossano

La Stampa è uno dei quotidiani cartacei italiani che meglio ha saputo interpretare la propria integrazione con il mondo digitale, in particolar modo negli ultimi anni attraverso una intensa sperimentazione, ricerca e messa in campo di nuove tecnologie e nuove modalità di raccontare e fare informazione. Marco Bardazzi è Digital Editor della Stampa, la persona che sicuramente sta incarnando lo spirito di questa rivoluzione e cambiamento profondi. 47 anni, toscano, vive a Torino dal 2009. Gli abbiamo fatto alcune domande in vista della conferenza che si terrà al Pisa Internet Festival, il prossimo 11 ottobre, dal titolo: “Digital News, è la differenza che fa il business!”

“La Stampa” versione cartacea, è sempre stata considerata un quotidiano nazionale con vocazione di area, regionale. In rete si è trovata davanti un territorio questa volta delimitato solo dalla lingua. Come è stata affrontata questa sfida, quali le energie messe in campo finora?
“Noi abbiamo preso il digitale come una grandissima opportunità di crescita . Come un fenomeno che va oltre un semplice mezzo in più da utilizzare, ma un vero e proprio cambio di paradigma e l’opportunità per un nuovo modo di fare informazione. Un giornalismo nuovo ma radicato nella qualità e nella tradizione di un quotidiano che è stato fondato nel 1867, con tutta la sua lunga storia. Per noi il digitale ha rappresentato l’opportunità di fare un grande salto di qualità per poter diffondere in maniera diversa e più ampia il nostro giornalismo su tutte le piattaforme. La sfida quindi è stata poi quella di integrare carta e digitale e crescere alla luce dell’innovazione che a “La Stampa” è sempre stata di casa: il sito web della Stampa risale al 1996, se non il primo, uno dei primi grandi siti di news in Italia.”

Molti giornali hanno scelto il paywall. In Italia solo il Sole 24 Ore lo ha attivato sulle sezioni evidentemente di interesse per alcune categorie professionali. La Stampa in tal senso che progetti ha?
“La Stampa al momento offre tutti i propri contenuti in maniera gratuita, per quanto riguarda il sito. Ha ovviamente una serie di altre piattaforme, in particolare gli smartphone ed i tablet. Su questi ultimi abbiamo una edizione nativa che è nata nel 2010, poco dopo l’uscita degli Ipad. Per il futuro stiamo riflettendo: riteniamo che occorre continuare ad offrire grande informazione gratuita sul sito e su tutte le piattaforme così come facciamo oggi ma vorremmo cominciare ad offrire dell’informazione di qualità ai nostri lettori, in questo caso a pagamento, proponendo però un qualcosa di più e di diverso rispetto a ciò che si può avere tutti i giorni in maniera gratuita sul sito.”

Quindi in sostanza le notizie, le “commodities” resterebbero gratuite, altri prodotti potrebbero diventare dei “pacchetti” a pagamento da inserire nelle varie versioni de “La Stampa”?
“Si, io lo riassumo così: il giornalismo è sempre stato rappresentato dalle cinque “W”: Who,What, When, Where, Why . Diciamo che le informazioni definite dalle prime quattro “W” Chi,Cosa,Quando e Dove, non possiamo pensare di offrirle a pagamento perché sono disponibili ovunque, su tutte le piattaforme. Ma la quinta, “Why, Perché”, cui io forse aggiungerei “How, Come”, rappresentano una serie di argomenti di approfondimento su cui forse possiamo fare delle proposte particolari ai nostri lettori, e liberamente loro sceglieranno se valgono un prezzo che noi possiamo chiedere.”

Nell’attuale modello economico de”la Stampa” , quanto conta la pubblicità?
“La pubblicità è sempre decisiva e per i giornali italiani ha sempre rappresentato la parte rilevante delle entrate, anche rispetto alle vendite. Quello che a me sembra importante segnalare è che, mentre il giornale cartaceo comunque si difende, continua ad avere la sua presenza, soprattutto sul territorio, come dicevi tu all’inizio, la crescita che vediamo è sul digitale i cui ricavi hanno raggiunto il 14%, quasi il doppio rispetto ad un anno fa ed è una cifra significativa per un grande giornale italiano ed un traguardo che, fino a poco tempo fa, sembrava lontano.”

Ed in questo sviluppo, quanto pesa l’informazione distribuita sulle piattaforme mobili e quanto ha contribuito a delocalizzarvi?
“Si in generale noi le connotazioni “Locali” le abbiamo perse sul digitale. “Perse” in senso positivo: ad esempio, la città da cui arrivano più lettori su “lastampa.it” è Milano, laddove uno avrebbe potuto immaginare fosse Torino. E il mobile è senza dubbio la parte più in crescita, e comincia a diventare assolutamente rilevante: viaggiamo sul sito in media intorno ai 12/13 milioni di visitatori unici/mese, un milione oggi proviene da mobile.”

C’è quindi tra una corrispondenza biunivoca tra la crescita del digitale ed i numeri del mobile…
“Si , le due cose vanno insieme. Il sito , anche grazie alla nuova grafica ed alcune sostanziali variazioni editoriali, ha aumentato di un 50% le visite tra la primavera di quest’anno e quella dello scorso anno. Nello stesso tempo sono sono saliti tantissimo gli accessi da smartphone, anche grazie al minisito “lastampa.it” per smartphone, che è totalmente gratuito e che porta tantissimo traffico e gli accessi da tablet.”

Quali sono le modalità di coinvolgimento per i vostri lettori?
“Ce ne sono vari. Uno dei più interessanti, per esempio, è stato, durante la campagna elettorale scorsa il lavoro che abbiamo fatto insieme a Google: abbiamo messo in piedi una piattaforma per creare degli Hangout con i politici (Hangout è la piattaforma di videoconferenza di Google ndr) dando la possibilità ai cittadini di fare direttamente le domande ai candidati alla guida del paese. Quello è un tipo di coinvolgimento diverso che va oltre i social, un esperimento senz’altro interessante da continuare in futuro. È un momento di grande “contaminazione” per i giornali. La parola “engagement”, ovvero l’attivazione del coinvolgimento del lettore è una parola chiave che tutti quanti condividiamo, ma l’altra parola che io sottolinierei è proprio “contaminazione”. Non possiamo restare chiusi nelle nostre redazioni, dobbiamo lasciarci contaminare dalle altre realtà della rete, senza paura di scoprire nuove modalità di fare questo lavoro.”

Prossimi obiettivi?
“Il progetto che abbiamo lanciato recentemente, in corso in questi giorni è quello della “WebCar“, questa macchina satellitare che mandiamo in giro per l’Italia a fare dirette per il sito, con un concetto nuovo, ovvero quello di raccontare gli avvenimenti in diretta via satellite a basso costo, con grande flessibilità. Oggi per esempio è il giorno che l’abbiamo tenuta a Roma per raccontare la crisi politica. Altri passaggi che abbiamo in programma sono alcuni progetti molto interessanti, ad esempio quelli che riguardano il Data Journalism che credo sia uno degli aspetti più accattivanti del giornalismo del futuro, su cui stiamo realizzando qualcosa di interessante di cui non posso ancora fornire i dettagli.”