Marco Pratellesi, titolare dell’insegnamento di Teoria e Tecnica dei Nuovi Media all’Università di Siena, si occupa di giornalismo online dal 1997. Dopo aver lanciato e diretto i giornali online del gruppo Riffeser Monti (La Nazione, Il Resto del Carlino, Il Giorno), dal 2002 al 2010 è stato responsabile dell’edizione online del Corriere della Sera, per il quale ha curato anche un blog. È stato direttore editoriale digital a Condé Nast. Nel 2013 ha co-fondato la piattaforma di aggregazione social Italia 2013, dedicata alle elezioni politiche. Ha lavorato inoltre al Ponte di Calamandrei, Paese Sera e La Voce di Indro Montanelli. Cura un blog per Vanity Fair. Nel 1997 ha vinto il premio Cronista dell’Anno per un’inchiesta sul riciclaggio di denaro sporco. È tra gli autori di Firenze, quella notte una bomba (Shakespeare and Company, Firenze 1993) e di Il giornalismo in Italia (Carocci, 2003). Ha scritto New Journalism. Teorie e tecniche del giornalismo multimediale (Bruno Mondadori, 2004; 2008), e l’ebook Social winner (Il Saggiatore, 2013), scritto con Riccardo Luna.

Intervista di Antonio Pirozzi

Come sta andando il mercato dell’editoria?
Per quel che riguarda l’editoria il web è l’unico mercato in crescita, anche se non più con le cifre di qualche anno fa. Il digitale, nonostante mantenga il segno positivo, risente della crisi strutturale dell’editoria, anche se rimane un settore su cui gli investitori ancora credono. Ma se la pubblicità non è più sufficiente a rendere sostenibile il giornalismo di qualità dovremmo cominciare a studiare nuove forme di sviluppo sull’esempio di quanto hanno fatto New York Times, Financial Times e Wall Street Journal con i paywall, sistemi di abbonamento declinati in vario modo a seconda delle specificità dell’offerta informativa di ognuno. Un passaggio non semplice in Italia, che potrebbe cambiare le regole della concorrenza, ma anche far ripartire un certo tipo di giornalismo di qualità. Per quanto riguarda la stampa, non credo che il giornale scomparirà. Penso, piuttosto, che avrà un ruolo diverso. Il panorama informativo è profondamente cambiato negli ultimi anni e con esso anche la nostra dieta mediateca quotidiana. I lettori, che un tempo si dividevano tra stampa, televisione e radio, oggi dedicano parte del loro tempo ai social network e con questi si dovrà imparare a fare i conti. Il quotidiano potrà conservare un proprio ruolo a patto che sappia reinventarsi: meno pagine, meno spazio alle notizie già ampiamente trattate dai media istantanei (web, tv, radio) e un ruolo e più approfondimento, pezzi ampi e di riflessione. Per i quotidiani nazionali penso a un mercato di élite, dove long form journalism e qualità della scrittura rappresentino il vero valore aggiunto. Una sorta di libro quotidiano sull’attualità dove i lettori possano trovare storie originali e di grande soddisfazione di lettura. I giornali locali, invece, continueranno ad avere un loro spazio grazie alle notizie locali e di servizio, merce ancora abbastanza rara sul web, e molto apprezzate dalla comunità che insiste su territori circoscritti.

Cosa c’è nel futuro dell’editoria e del marketing pubblicitario sulla rete?
Negli ultimi cinque anni abbiamo visto due tendenze parallele e decise: da una parte la crisi dell’impresa editoriale classica, dovuta anche alla contingenza economica mondiale, dall’altra l’avvento e la rapida crescita dei social network, che hanno conquistato una fetta di mercato molto importante. Oggi la partita per un gruppo editoriale si gioca anche sulla capacità di sapere stare sui social media, ossia dove si trova la maggior parte dei potenziali lettori.

Si occuperà, durante l’Internet Festival, di Start Up e Makers. Potrebbe essere un modo low budget per inserirsi nel mondo del lavoro?
Sicuramente questo è uno dei settori emergenti, frutto di uno spirito nuovo: se il lavoro non c’è o scarseggia, meglio provare a inventarselo piuttosto che stare con le mani in mano ad aspettare che la crisi passi. In Italia non ci mancano certo le capacità intellettuali per fare bene anche in questo settore. Purtroppo siamo ancora un pò indietro a livello di infrastrutture, di coraggio imprenditoriale e di accesso al credito. Soprattutto quando si tratta di scommettere sui giovani e le loro intuizioni. Ma le cose stanno migliorando e penso che l’innovazione diventerà un settore determinante nella creazione di posti di lavoro. Al Festival presenteremo molte di queste nuove realtà, alcune anche relative al campo dell’editoria.

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Marco Pratellesi